Gemma #101: "speciale origine del male fisico" puntata #11: perché Dio non impedisce il male fisico?

Alla luce di tutto quanto detto fin qui non resta che interrogarsi circa il mancato impedimento del male fisico da parte di Dio: ancora una volta si farà riferimento soprattutto al genio di Tommaso d'Aquino, culmine della tradizione classica e medievale occidentale, nella convinzione radicata in chi scrive che, anche circa il nostro problema, dall’epoca moderna ad oggi ci troviamo – certo con importanti eccezioni – nella condizione di “nani sulle spalle di giganti”.
Dunque, con riguardo alla seconda tipologia di origine del male individuata nella puntata precedente, quella accidentale, l’Aquinate rileva: «L’indebolirsi della virtù che si riscontra in una sostanza e il suo impedimento da parte di un agente contrario, derivano da un mutamento di essa. Perciò, se la provvidenza divina non elimina dalle cose il movimento, non si potrà impedire l’indebolirsi della loro virtù, e il suo impedimento per la resistenza di altri agenti. Ora, dall’indebolimento della virtù e dal suo impedimento deriva che un essere fisico non operi sempre allo stesso modo, ma talora fallisca rispetto a ciò che gli spetta secondo la sua natura, cosicché gli effetti naturali non ne derivano in modo necessario». Inoltre, «La pluralità e la diversità delle cause proviene dall’ordine della provvidenza e della volontà di Dio. Ma, data la diversità delle cause, è necessario che talora l’una si scontri con l’altra ricavandone un impedimento o un aiuto nella produzione del suo effetto. Ora, dallo scontro di due o più cause capita che qualcosa avvenga casualmente, derivandone un fine imprevisto». Se le cause naturali possono confliggere e fallire non tutti gli effetti che si producono sono necessari: come ad esempio «il fruttificare di una pianta è un effetto contingente per la sua causa prossima che è la facoltà generativa, la quale può essere impedita e quindi fallire; sebbene la causa remota, p. es., il sole, sia una causa agente necessaria». Dunque Dio semplicemente permette «il male consistente in una deficienza dell’azione, causata da un difetto dell’agente», che «non si può riportare a Dio come a sua causa».
Con riguardo alla prima tipologia di origine del male, quella indiretta, Tommaso nota: «Una causa agente qualsiasi può fare del male solo in quanto tende a un bene […]. Ora, impedire universalmente alle cose create di tendere a un bene qualsiasi non si addice alla provvidenza di colui che è causa di ogni bene: poiché in tal modo si eliminerebbero molti beni dall’universo. Se al fuoco, p. es., si togliesse la tendenza a produrre altro fuoco, dalla quale segue il male che è la distruzione delle cose combustibili, si eliminerebbe il bene che consiste nella produzione del fuoco, e nella sua conservazione secondo la specie». Così «certi eventi vengono giudicati come mali se non si tiene conto dell’ordine dell’intero universo». Si può dunque dire che il male «che consiste nella corruzione o distruzione di qualche cosa, si riallaccia alla causalità di Dio»: volendo che si conservi l’ordine della natura Dio, in modo concomitante e indiretto, «vuole permettere che il male ci sia»; quindi consente, con l’esistenza degli enti contingenti, la corruzione e la morte degli stessi, come sottintende «l’espressione della Scrittura: “Il Signore fa morire e fa vivere” [1 Sam 2,6]. Mentre l’altro passo: “Dio non fece la morte” [Sap 1,13], va spiegato, “come cosa direttamente voluta”». Del resto - nota lo studioso Attilio Carpin - un eventuale «universo senza alcuna deficienza sarebbe infinito; quindi non potrebbe esistere perché la creatura come tale non può avere la perfezione assoluta di Dio».
Il Catechismo al n. 310 ha molto ben espresso questa acquisizione della ragione: «Dio ha liberamente voluto creare un mondo “in stato di via” verso la sua perfezione ultima. Questo divenire, nel disegno di Dio, comporta, con la comparsa di certi esseri, la scomparsa di altri, con il più perfetto anche il meno perfetto, con le costruzioni della natura anche le distruzioni» (tra l'altro si può aggiungere che il concetto di “migliore dei mondi possibili” caro a Leibniz non avrebbe trovato favorevole l’Aquinate: per quest'ultimo Dio avrebbe potuto creare anche un mondo migliore di questo perché, sebbene abbia fatto infinitamente bene ogni cosa nella sua essenza, tra qualsiasi mondo e la sapienza divina c’è una distanza infinita e così la possibilità di creare infiniti altri mondi più perfetti, cioè altre essenze rispetto a quelle presenti). 
Un altro grande filosofo, Giovanni Paolo II, ha detto: «Quanto alla permissione del male nell’ordine fisico, ad esempio di fronte al fatto che gli esseri materiali (tra essi anche il corpo umano) sono corruttibili e subiscono la morte, bisogna dire che esso appartiene alla stessa struttura dell’essere di queste creature. D’altra parte sarebbe difficilmente pensabile, allo stato odierno del mondo materiale, l’illimitato sussistere di ogni essere corporeo individuale. Possiamo dunque capire che, se “Dio non ha creato la morte”, come afferma il Libro della Sapienza, tuttavia egli la permette, in vista del bene globale del cosmo materiale». 
Ed è di estremo interesse questo ulteriore inciso di Tommaso: «è contro il concetto stesso di creatura conservarsi nell’essere da se stessa: poiché può conservare l’essere soltanto chi lo dà. Perciò questo difetto non è un male per la creatura»: anche da ciò si deduce che l'Aquinate non è disposto ad allargare il concetto di male fino ad includervi il cosiddetto “male metafisico”. E questo in contrapposizione tanto rispetto a pensatori come Leibniz (nella Monadologia e soprattutto nella Teodicea) o Kant (ne La religione nei limiti della pura ragione), secondo i quali è un male radicale la limitazione ovvero la finitezza degli enti contingenti, quanto probabilmente anche rispetto ad Agostino, il quale pare sostenere che la natura delle creature sia imperfetta.

Puntata #1 del 18 novembre.
Puntata #2 del 21 novembre.
Puntata #3 del 24 novembre.
Puntata #4 del 27 novembre.
Puntata #5 del 30 novembre.
Puntata #6 del 3 dicembre.
Puntata #7 del 6 dicembre.
Puntata #8 del 9 dicembre.
Puntata #9 del 12 dicembre.
Puntata #10 del 15 dicembre.
Ultima puntata #12 (di 12) il 21 dicembre.

Fonti:
AGOSTINO, Lettera 118, 3, 15.
CARPIN A., Il mistero del male. Il male e la divina provvidenza in Tommaso d’Aquino, ESD - Sacra Doctrina, Bologna 2009 (54), n. 3, pp. 73, 208, 235.
Catechismo della Chiesa Cattolica, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1992, nn. 310 e 302, https://www.vatican.va/archive/catechism_it/p1s2c1p4_it.htm.
GONZÁLEZ A. L., Filosofia di Dio, Edusc, Roma 2015 (ristampa della I edizione del 1988), pp. 223, 244 e 261-262.
LEIBNIZ G. H., Monadologia (a cura di VANNI ROVIGHI S.), La Scuola, Brescia 1966 (I edizione del 1956), pp. 27 (42) e 39 (53-55) con nota 3.
MONDIN B., Storia della Filosofia Medievale, Pontificia Università Urbaniana, Roma 1991, p. 125.
TOMMASO D'AQUINO, Somma contro i gentili, III, 65; 71, 1, 2 e 4; 72, 1 e 4-6; 74, 3; 85 (traduzione dell'opera del 1259-1264).
ID., Somma teologica, I, 2, 3, ad 1; 19, 8, co.; 9, co. e ad 3; 22, 2, co. e ad 2; 25, 5-6; 48, 2, co. e ad 3; 5, ad 1; 49, 2, co. e ad 2; 104, 1, co. (traduzione a cura dei Domenicani italiani dell'opera del 1266-1273).
WOJTYLA K. (GIOVANNI PAOLO II), Udienza generale, 4 giugno 1986, https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/audiences/1986/documents/hf_jp-ii_aud_19860604.html.

Immagine:
Sandro Botticelli, San Tommaso d'Aquino, 1480-1485 circa, Riggisberg, Museo Abegg-Stiftung.