Gemma #93: "speciale origine del male fisico" puntata #3: il male è privazione di bene


Introdotta nella puntata precedente la teoria dei sensi dell'essere occorre ora chiedersi a quale o quali di tali quattro sensi vada riferito il concetto di male fisico. 
Agostino si dedicò strenuamente a comprendere il mistero del male e la sua origine. Nel farlo elaborò alcuni esempi utili, come questi: «Lo stilo di ferro, con una parte per scrivere, un’altra per cancellare, è fatto con maestria, bello nel suo genere ed adatto all’uso che ne facciamo. Ma se qualcuno volesse scrivere con la parte con cui si cancella e cancellare con quella con cui si scrive, non renderebbe affatto cattivo lo stilo, ma sarebbe degno di biasimo l’uso, che, una volta corretto, farebbe scomparire il male. Se qualcuno guarda all’improvviso il sole di mezzogiorno, vengono feriti gli occhi, colpiti dalla viva luce: sono dunque un male il sole o gli occhi? Niente affatto, perché sono sostanze; ma il male è aver fissato imprudentemente la luce, e il dolore che ne consegue»; ciò «che si chiama oscurità non è altro che la mancanza di luce sopra una superficie che sarebbe illuminata». Altro esempio (questa volta di Tommaso d'Aquino): «le pause del silenzio rendono soave la melodia del canto». 
Un filosofo contemporaneo, Aldo Vendemiati, si chiede: «Quali cose possono essere definite cattive? Forse un oggetto materiale (una pietra, un liquido, un gas) può essere cattivo? Certamente una pietra può essere – ad esempio – un cattivo conduttore di elettricità, ossia cattiva in quanto poco o nulla utile ad un determinato scopo; ma questo scopo (condurre bene l’elettricità) è una finalità nostra, non della pietra stessa! Un liquido può essere cattivo come bevanda, un gas può essere cattivo in quanto tossico per l’uomo, ma nessuno di questi oggetti materiali è cattivo in se stesso in quanto è. Forse un essere vivente (un animale, una pianta, un virus) può essere cattivo? Le nostre favole sono piene di “lupi cattivi”, ad esempio... ma cattivi perché? Perché dannosi per l’uomo o per le pecore, non certo perché in se stessi e per se stessi costituiscano un qualche male. Se le favole fossero scritte dai lupi, esse sarebbero piene di cacciatori cattivi!»
Grazie a questi esempi e a quanto detto finora appare ormai chiaro come il male, sebbene non possa essere evidentemente ricondotto a un semplice non essere, non sia un ente in senso proprio. Si deve sempre ad Agostino, che si rifaceva a Plotino, la famosa definizione: «il male non è se non privazione del bene fino al nulla assoluto». Più precisamente si parla della privazione di un bene dovuto (tale integrazione risale ad Anselmo d'Aosta). Una privazione di essere, ovvero la mancanza di una perfezione che per natura si dovrebbe avere, che – nota Tommaso d'Aquino - può essere di due tipi: «sottrazione della forma o di qualche parte richiesta all’integrità della cosa; e così è un male la cecità, oppure la privazione di un membro» ovvero «carenza della debita operazione: o perché questa non si ha affatto, o perché manca del debito modo e del debito ordine».
Va notato che un bene può essere sì menomato dal male, ma mai venire eliminato completamente: infatti qualora per assurdo il male fosse integrale si autodistruggerebbe, poiché distruggendo tutto il bene in cui si trova eliminerebbe pure se stesso. Dunque, come afferma il filosofo Angel Luis González, «dove non c’è bene non vi può essere male. Il male non ha realtà sostanziale: si trova nel bene come in un soggetto; perciò la negatività del male implica sempre la positività dell’ente al quale inerisce». 
All’obiezione che vorrebbe vedere nel bene un’assenza di male invece che nel male una mancanza di bene si replica agevolmente: l’esperienza ci mostra che non si tratta di due realtà semplicemente contrarie una all’altra, ma che una è prioritaria rispetto all’altra; infatti il bene può esistere senza il male ma non accade il contrario: non c’è mai la malattia prima della salute ma sempre la salute e poi la malattia, non c’è mai la morte prima della vita ma sempre la vita e poi la morte. Scrive Fabrice Hadjadj: «Come potrebbe il male farci tanto male se non avessimo prima udito la promessa del bene? Come potrebbe la morte di un bambino essere per noi così mostruosa se non avessimo prima gustato la meraviglia della sua vita?».
Considerando i quattro sensi dell’essere accennati nella puntata precedente (sostanza e accidenti, atto e potenza, essere nella mente e coincidenza) si può allora affermare - con i filosofi Lluís Clavell e Miguel Pérez de Laborda - che «al male corrisponde il modo di entità che Aristotele aveva chiamato ente come vero. E in alcuni casi, la privazione di un bene dovuto può anche essere un caso fortuito, cioè un ens per accidens, un fatto di coincidenza fortuita».

Puntata #1 del 18 novembre.
Puntata #2 del 21 novembre.
Prossima puntata #4 (di 12) il 27 novembre.

Fonti:
AGOSTINO, Le confessioni (a cura di CARENA C.), Città Nuova, Roma 1971, pp. 80 (III, 7, 12), 172-176 (VII, 3, 4 - 5, 7) e 187-188 (VII, 12, 18).
ID., La Genesi alla lettera, I, 12, 24.
ID., La Città di Dio (a cura di ALICI L.), Bompiani, Milano 2001, pp. 527 (XI, 9) e 570-571 (XII, 7).
ID., La vera religione (a cura di VANNINI M.), Mursia, Milano 2020, pp. 79 (19, 37), 81 e 83 (20, 39).
CARPIN A., Il mistero del male. Il male e la divina provvidenza in Tommaso d’Aquino, ESD - Sacra Doctrina, Bologna 2009 (54), n. 3, pp. 111 e 141.
CLAVELL L., PÉREZ DE LABORDA M., Metafisica, Edusc, Roma 2006, pp. 238-240.
GONZÁLEZ A. L., Filosofia di Dio, Edusc, Roma 2015 (ristampa della I edizione del 1988), pp. 260-261.
HADJADJ F., Giobbe o la tortura dagli amici, Marietti, Bologna 2011 (traduzione dell’opera del 2011), p. 55.
PLOTINO, Enneadi, I, 8, 11 (a cura di REALE G.), Mondadori, Milano 2008, p. 102.
TOMMASO D'AQUINO, Il male, 1, 1, ad 2, 5 e 20; 1, 2, co. e ad 10 (traduzione dell'opera del 1266-1267).
ID., Somma contro i gentili, III, 6; 7; 9, 6; 11; 12; 71, 6 (traduzione dell'opera del 1259-1264).
ID., Somma teologica, I, 48, 1, co.; 2, ad 2; 3, co. e ad 3; 4, co.; 5, co.; 49, 1, co.; 3, co. (traduzione a cura dei Domenicani italiani dell'opera del 1266-1273).
VENDEMIATI A., In prima persona. Lineamenti di etica generale, Urbaniana University Press, Roma 2017, pp. 66-67.

Immagine: 
Andrew McCarthy, La caduta di Icaro, novembre 2025, astrofotografia del paracadutista Gabriel C. Brown davanti al sole.