Gemma #100: "speciale origine del male fisico" puntata #10: qual'è l'origine del male fisico?

Un passaggio dopo l'altro eccoci giunti al culmine del nostro ragionamento, che coincide con la Gemma #100!
Se non esiste un Dio del Male ma c’è un solo Dio il quale è il Sommo Bene e non può volere né compiere alcun male, da dove origina quella privazione di un bene dovuto che è ogni male fisico? 
E' stato sempre Tommaso d’Aquino, a parere di chi scrive, a offrire i contributi più preziosi dinanzi a questo interrogativo: tuttavia un abbozzo di risposta era già ben noto alla filosofia greca. Si consideri ad esempio quanto scrive Aulo Gellio riportando brani di un’opera intitolata Sulla Provvidenza di Crisippo di Soli, vissuto nel III secolo a. C.: «Ancora Crisippo […] tratta e discute, come argomento che ritiene meritevole d’indagine, "se le malattie degli uomini procedano da natura", vale a dire se sia stata proprio la natura, o la provvidenza che creò questa compagine del mondo e il genere umano, a creare anche le malattie, le debolezze, le infermità corporali che affliggono gli uomini. Secondo lui la natura non ebbe per intenzione principale di fare gli uomini soggetti alle malattie: ciò non sarebbe mai stato in accordo con la natura, fonte e creatrice di tutti i beni. "Però – egli dice – mentre generava molte e grandi opere e produceva grossi vantaggi e utilità, nacquero contemporaneamente altri svantaggi connessi con quei beni che essa andava creando»; e afferma che essi furono creati sì per opera della natura, ma per effetto di certe necessarie conseguenze: "per accompagnamento" è la sua definizione». E propone un esempio interessante: «quando la natura creava i corpi umani, una ragione profonda e l’utilità stessa dell’opera richiese che essa fabbricasse la testa con ossicini molto sottili e minuti. Ma a questa utilità principale tenne dietro una opposta scomodità esterna: la testa risultò scarsamente protetta e soggetta a rottura per colpi e lesioni anche modesti».
Agostino più tardi rileverà che, se da un lato il Sommo Bene ha fatto buona ogni cosa, dall’altro lato nel mondo vi sono delle parti «che, per non essere in accordo con alcune altre, sono giudicate cattive, mentre con altre si accordano, e perciò sono buone, e buone sono in se stesse»: per esempio «non è cosa sorprendente, se al palato malsano riesce una pena il pane, che al sano è soave; se agli occhi offesi è odiosa la luce, che ai vividi è amabile».
Ma veniamo a Tommaso. Alla luce dei modi di entità del male (ente come vero ed ente accidentale) trattati nella seconda puntata egli individua due tipologie di origine del male fisico: una indiretta e l'altra accidentale.
Circa la prima tipologia, partendo dal tendere di ogni cosa verso il bene, l'Aquinate mostra come il verificarsi di un male sia normalmente effetto indiretto rispetto alla tendenza originaria: «questo si rileva soprattutto nella generazione e corruzione delle cose. Infatti la materia quando è attuata da una forma è in potenza ad altre forme e alla privazione della sua forma attuale: quando, p. es., è attuata dalla forma dell’aria è in potenza alla forma del fuoco e alla privazione della forma dell’aria. Ora, la trasmutazione della materia raggiunge simultaneamente questi due termini: la forma del fuoco in quanto viene generato il fuoco; e la privazione della forma dell’aria in quanto l’aria si corrompe. Però l’impulso o la tendenza della materia non è verso la privazione, bensì verso la forma: poiché essa non tende all’impossibile; ed è impossibile appunto che la materia sia attuata dalla sola privazione, mentre è possibile che sia attuata dalla forma. Perciò che il processo termini alla privazione è estraneo all’intenzione o tendenza; ma ha in essa il suo termine in quanto raggiunge la forma verso cui tendeva, il che implica necessariamente la privazione della forma precedente. Dunque la trasmutazione della materia nel processo di generazione e corruzione direttamente è ordinata alla forma, mentre la privazione ne segue in maniera preterintenzionale. E lo stesso deve avvenire in tutte le mutazioni. Ecco perché in tutte le mutazioni c’è, almeno secundum quid [in un certo senso], generazione e corruzione: quando una cosa, p. es, da bianca diventa nera, il bianco si corrompe e si genera il nero. Ora, l’attuazione della materia da parte della forma, e quella della potenza da parte del proprio atto costituisce il bene; mentre la privazione del debito atto costituisce il male». 
E all’obiezione secondo la quale il fine della corruzione (una privazione, dunque un male) sarebbe perseguito dalla natura proprio come quello della generazione (un bene) replica sostenendo che «la natura non intende mai il fine della corruzione separatamente dal fine della generazione, ma sempre in connessione. Poiché non è intenzione assoluta della natura la non esistenza dell’acqua, bensì l’esistenza dell’aria, per cui viene a cessare quella dell’acqua. Perciò di suo la natura tende a che esista l’aria; mentre a che non esista l’acqua non tende se non in quanto ciò è connesso con l’esistenza dell’aria. Dunque le privazioni non sono direttamente nell’intenzione della natura, ma lo sono indirettamente». In altre parole, poiché «la nozione di bene coincide con la nozione di appetibile […] e siccome il male è l’opposto del bene, è impossibile che una cosa cattiva, in quanto tale, sia oggetto di desiderio da parte dell’appetito naturale, di quello animale, o di quello intellettivo, che è la volontà. Ma una cosa cattiva può essere oggetto di desiderio indirettamente, in quanto è unita ad un bene». Il male riconducibile a questa prima tipologia di origine è quindi da intendere come relativo, cioè afferente a qualcos’altro: «a una data forma è connessa necessariamente la privazione di un’altra forma, cosicché alla generazione dell’una è simultanea la corruzione dell’altra. Ma questo male non è un male per l’effetto verso cui tende la causa agente […], bensì per un’altra cosa»: per esempio, «che la materia sia priva della forma dell’aria non è un male in senso assoluto, bensì solo dell’aria», oppure «il leone, nell’uccidere un cervo, mira direttamente al cibo, al quale è congiunta l’uccisione di un animale».
Diversamente il male che scaturisce dalla seconda tipologia di origine, quella accidentale, è da ritenersi assoluto, cioè relativo al soggetto in cui risiede: «se la privazione è tale da sottrarre ciò che è dovuto alla cosa generata, sarà casuale e un male in senso assoluto, come quando nascono parti mostruosi: infatti ciò non è connesso necessariamente col risultato perseguito, ma è in contrasto con esso; poiché l’agente mira alla perfezione di quanto è generato». Ciò può riguardare tanto l’agente quanto l’effetto: circa l’agente si pensi alla mancanza di una parte richiesta all’integrità dello stesso (ad esempio un uomo privo di una mano) o alla carenza di una debita operazione per difetto di un principio operativo e/o di uno strumento (ad esempio un uomo che zoppica a causa di una gamba storta); circa l’effetto può accadere che la materia sia «indisposta a ricevere l’influsso della causa agente» (la quale risulta invece regolarmente operante), per cui «è inevitabile che segua un difetto negli effetti». Questa seconda tipologia di origine del male può essere così definita, oltre che accidentale, anche deficiente, «poiché il male non deriva da una causa agente, se non in quanto questa è di una virtù insufficiente, e per questo appunto non efficiente».
Tommaso poi distingue anche nelle operazioni la prima tipologia di origine del male (indiretta) dalla seconda (accidentale): «quando un agente ha una virtù manchevole, il male ne deriva in modo preterintenzionale, ma non casuale, poiché esso segue per necessità da un tale agente: nel caso però che tale agente subisca sempre o spesso tale mancanza di virtù. Sarà invece casuale, se tale mancanza capita di rado». Per dirla in sintesi con un esempio: lo zoppicare è originato da un male assoluto quando capita accidentalmente ed è prodotto da un male relativo se avviene sempre o frequentemente a motivo di una gamba storta, la quale a sua volta deriva da un male assoluto, cioè l’accidentale privazione del bene dovuto di una gamba dritta.
In conclusione, per l'Aquinate è chiaro che ogni male va ricondotto come effetto a un bene come sua causa, senza il quale non esisterebbe, ma è altrettanto evidente che il bene è causa del male solo per accidens: sotto questa espressione egli riconduce entrambe le tipologie individuate di origine del male, non solo quella accidentale ma anche quella indiretta, lasciando intuire che il confine tra una e l’altra, che pare utile per una migliore comprensione, non vada fissato troppo nettamente, ma piuttosto sia da tracciare volutamente un po’ sfumato.


Puntata #1 del 18 novembre.
Puntata #2 del 21 novembre.
Puntata #3 del 24 novembre.
Puntata #4 del 27 novembre.
Puntata #5 del 30 novembre.
Puntata #6 del 3 dicembre.
Puntata #7 del 6 dicembre.
Puntata #8 del 9 dicembre.
Puntata #9 del 12 dicembre.
Prossima puntata #11 (di 12) il 18 dicembre.

Fonti:
AGOSTINO, Le confessioni (a cura di CARENA C.), Città Nuova, Roma 1971, pp. 174-175 (VII, 4, 6 - 5, 7), 187-188 (VII, 12, 18 - 13, 19) e 190 (VII, 16, 22).
ID., La Città di Dio, XII, 7 (a cura di ALICI L.), Bompiani, Milano 2001, p. 570.
AULO GELLIO, Le notti attiche, VII, 1, 7-11 (a cura di BERNARDI-PERINI G.), vol. I, UTET/DeA Planeta Libri, Torino/Milano 2017, p. 621.
CARPIN A., Il mistero del male. Il male e la divina provvidenza in Tommaso d’Aquino, ESD - Sacra Doctrina, Bologna 2009 (54), n. 3, p. 126.
CLAVELL L., PÉREZ DE LABORDA M., Metafisica, Edusc, Roma 2006, p. 240.
GONZÁLEZ A. L., Filosofia di Dio, Edusc, Roma 2015 (ristampa della I edizione del 1988), p. 223.
TOMMASO D'AQUINO, Il male, 1, 3, co., ad 6 e 19 (traduzione dell'opera del 1266-1267).
ID., Somma contro i gentili, III, 3; 4, 2-3; 5, 3; 6; 7; 10; 11; 13; 14 (traduzione dell'opera del 1259-1264).
ID., Somma teologica, I, 5, 1, co.; 19, 9, co.; 48, 1, co.; 5, co.; 49, 1, co.; 2, co. (traduzione a cura dei Domenicani italiani dell'opera del 1266-1273).