Gemma #95: "speciale origine del male fisico" puntata #5: Dio esiste?

Nelle puntate precedenti si è definito il male come privazione di un bene dovuto e si è riscontrato che la sua presenza non dimostra ipso facto la non esistenza di Dio: per potersi addentrare sempre più nell’indagine circa l’origine del male fisico e affinché il discorso che si va elaborando sia il più possibile completo è ora necessario introdurre almeno una delle famose prove razionali dell'esistenza di Dio, la quarta delle cinque vie elaborate da Tommaso d’Aquino, considerata la prova metafisica per antonomasia.
Prima di esaminarla vediamo in breve il 
ragionamento posto alla base di questa come delle altre quattro vie. Si tratta di prove cosiddette “a posteriori” in quanto – a differenza delle prove “a priori”, come l’argomento ontologico sostenuto per la prima volta da Anselmo – non prendono le mosse da un’idea che possiamo avere di Dio bensì hanno come punto di partenza diversi aspetti degli enti che costituiscono il mondo sensibile, conosciuti attraverso l’esperienza e alla luce del senso comune (ovvero quelle verità e quei principi senza i quali è impossibile vivere e, negando i quali, automaticamente si cade in contraddizione e li si afferma); successivamente si applica al punto di partenza il principio di causalità efficiente, anch’esso conoscibile dall’uomo a partire dall’esperienza: è evidente, infatti, che tutto ciò che esiste si presenta come effetto di qualcos’altro e che quindi - notano i filosofi Lluís Clavell e Miguel Pérez de Laborda - «nulla può essere la causa di se medesimo, perché dovrebbe porre se stesso nell’essere per arrivare ad essere, il che implica che sarebbe e non sarebbe insieme, contrastando il principio di non-contraddizione»; il terzo passaggio è un corollario del precedente principio ovvero l’impossibilità del regressus ad infinitum: si tratta di un ragionamento di riduzione all’assurdo che mette in luce la contraddizione in cui si viene a cadere sostenendo che un effetto possa derivare da una serie infinita di cause senza alcuna necessità di una prima causa; infatti una volta collegato un effetto alla sua causa ci si deve domandare la causa di questa causa (detta “seconda” e ora colta, a sua volta, come effetto) e così di seguito in una catena di cause ed effetti; la serie delle cause non può però essere infinita (non è possibile che ogni causa sia causata) a meno di cadere in un assurdo logico: come scrive Tommaso, «procedere all’infinito nelle cause efficienti equivale ad eliminare la prima causa efficiente; e così non avremo neppure l’effetto ultimo, né le cause intermedie: ciò che evidentemente è falso»; quarto e ultimo passaggio è l’affermazione necessaria dell’esistenza di Dio, visto ogni volta sotto un diverso aspetto a seconda del punto di partenza.
Ecco ora in estrema sintesi la quarta via. Essa prende le mosse dall’esperienza dei gradi di perfezione delle cose che troviamo nel mondo, che a sua volta presuppone la distinzione tra diversi tipi di perfezioni:
 vi sono perfezioni che non possono disporsi secondo gradi e cioè quelle essenziali (proprie dell’essenza: ad esempio non si può dire che qualcuno sia più o meno uomo di un altro) e perfezioni che invece possono disporsi secondo gradi e cioè quelle non essenziali, le quali sono miste ad imperfezioni (come la capacità di ragionare) o invece pure (come la bontà, la vita); queste ultime si distinguono in trascendentali se si trovano in tutte le cose (l’essere, la verità, la bontà, la bellezza, come si è detto nella seconda puntata) e in non trascendentali, se si riferiscono invece solo ad enti determinati (la vita, l’intendere, il volere); ora è evidente a tutti che le perfezioni trascendentali, da cui parte Tommaso nel suo ragionamento, si trovano nel mondo in gradi diversi: le cose si presentano alcune più e altre meno buone, vere (cioè intelligibili), perfette, elevate nell’ordine dell’essere (c’è differenza tra l’essere dell’uomo, dell’animale e della pianta: l’universo appare gerarchizzato ontologicamente); ma se una cosa possiede una perfezione in un certo grado la causa di tale perfezione non può trovarsi nella natura o essenza della cosa stessa, poiché ciò che forma la natura di un ente non può appartenergli che totalmente (è una perfezione essenziale: o si è uomini o non lo si è, non c’è una via di mezzo): ora, dire che una perfezione non è essenziale ad una cosa è come dire che la cosa partecipa di quella perfezione, cioè che non avendo per natura quella perfezione deve averla ricevuta da qualcos’altro; se quest’altra cosa che causa nella prima la perfezione di cui trattasi non è quella perfezione per propria natura significa che anch’essa ne partecipa, ma poiché non è ammissibile il regressus ad infinitum occorre raggiungere qualche cosa che abbia quella perfezione per natura (che sia per sé quella perfezione) tale per cui quest’ultima le appartenga totalmente, senza possibilità di gradazione e dunque al grado massimo; la prima e più importante perfezione trascendentale, che costituisce il fondamento di tutte le altre, è l’essere: quindi chi possiede l’essere al grado massimo è in grado massimo ente, è l’Ente Sommo, ovvero l’Essere per essenza. Ed è ciò che noi chiamiamo Dio.

Puntata #1 del 18 novembre.
Puntata #2 del 21 novembre.
Puntata #3 del 24 novembre.
Puntata #4 del 27 novembre.
Prossima puntata #6 (di 12) il 3 dicembre.

Fonti:
CLAVELL L., PÉREZ DE LABORDA M., Metafisica, Edusc, Roma 2006, pp. 53-59, 165-170 e 305-316.
GILSON É., La filosofia nel medioevo. Dalle origini patristiche alla fine del XIV secolo, Rizzoli, Milano 2016 (traduzione dell’opera del 1952), pp. 277-281 e 605-608.
GONZÁLEZ A. L., Filosofia di Dio, Edusc, Roma 2015 (ristampa della I edizione del 1988), pp. 53-130.
LLANO A., Filosofia della conoscenza, Edusc, Roma 2011 (II edizione riveduta e ampliata da ASCHERI V.), pp. 86-91.
MONDIN B., Storia della Filosofia Medievale, Pontificia Università Urbaniana, Roma 1991, pp. 365-380.
PÉREZ DE LABORDA M., La ricerca di Dio. Trattato di Teologia filosofica, Edusc, Roma 2011, pp. 93-107.
TOMMASO D'AQUINO, Somma teologica, I, 2, 3, co. (traduzione a cura dei Domenicani italiani dell'opera del 1266-1273).
VANNI ROVIGHI S., Elementi di filosofia, vol. II, La Scuola, Brescia 1987, pp. 110-117.

Immagine:
Carina Nebula, immagine della Nebulosa della Carena ottenuta dalla NASA con il James Webb Space Telescope.