Gemma #94: "speciale origine del male fisico" puntata #4: l'esistenza del male esclude quella di Dio?


Sulla base di quanto detto finora è possibile (come si diceva anche qui) opporsi all'argomento di Epicuro riportato nella prima puntata secondo il quale – in definitiva – l’esistenza del male escluderebbe ipso facto quella di Dio (o ne escluderebbe l’intervento nel mondo, ciò che è sostanzialmente come negarne l’esistenza). Si considerino almeno questi tre motivi: 
- l'argomento di Epicuro è fragile già da un punto di vista puramente logico-deduttivo essendo assente la consequenzialità razionale tra premesse e conclusione;
- l’interrogativo circa l’esistenza di Dio in rapporto alla presenza del male non può, razionalmente, che seguire – e non precedere – un altro interrogativo, quello circa l’esistenza dell’essere piuttosto che del nulla: nota Vittorio Messori che «se è vero che nel mondo c’è del male, è vero innanzitutto che c’è il mondo. L’esistenza del mondo va spiegata: ecco il problema prioritario […] dell’ateismo»;
- entrando nel merito, se si riconosce nel male la privazione di un bene dovuto, ne consegue che, come afferma Carlos Cardona, «l’esistenza del male, lungi dall’essere un argomento a favore dell’ateismo […], è una via per giungere alla conoscenza di Dio come Bene infinito e Creatore, trascendente, Autore libero e totale dell’essere della creatura. Alla questione Si Deus est, unde malum? San Tommaso risponde con semplicità dicendo che bisogna invertire i termini e affermare: Si malum est, Deus est. Non vi sarebbe alcun male se venisse tolto l’ordine del bene, nella cui privazione esso consiste; e non vi sarebbe questo ordine finale se Dio non esistesse (Cfr. C.G., III, 71). Senza la conoscenza di Dio, non avremmo nemmeno la nozione propria del male». Un acuto pensatore più volte citato su questo blog, Clive Staples Lewis, ha tanto ben esposto la medesima argomentazione che merita riportarla integralmente: «Il mio argomento contro Dio era che l’universo sembra tanto crudele e ingiusto. Ma dove avevo preso questa idea di giusto e ingiusto? Uno non dice che una linea è storta, se non ha una certa idea di una linea dritta. Con che cosa confrontavo questo universo, per definirlo ingiusto? Se tutto lo spettacolo, per così dire, era cattivo e insensato dall’A alla Z, perché io, che fino a prova contraria ne facevo parte, reagivo contro di esso con tanta violenza? Quando cade in acqua, un uomo si sente bagnato, perché non è un animale acquatico: a un pesce non succede [e nemmeno ad un avatar!]. Avrei potuto, naturalmente, rinunciare alla mia idea di giustizia dichiarando che si trattava solamente di una mia opinione privata e personale. Ma allora, anche il mio argomento contro Dio sarebbe crollato, perché si fondava sull’affermazione che il mondo era realmente ingiusto, e non già semplicemente che non corrispondeva alle mie fantasie. Sicché nell’atto stesso in cui cercavo di dimostrare che Dio non esiste – che tutta la realtà, in altre parole, è priva di senso –, mi trovavo costretto a presumere che una parte della realtà (cioè la mia idea della giustizia) fosse piena di senso. Di conseguenza, l’ateismo risulta troppo semplice. Se tutto l’universo fosse privo di senso, non scopriremmo mai che ne è privo: così come se nell’universo non ci fosse luce e quindi non ci fossero creature provviste di occhi, non sapremmo mai che esso è buio. Buio sarebbe una parola senza significato».

Puntata #1 del 18 novembre.
Puntata #2 del 21 novembre.
Puntata #3 del 24 novembre.
Prossima puntata #5 (di 12) il 30 novembre.

Fonti:
CLAVELL L., PÉREZ DE LABORDA M., Metafisica, Edusc, Roma 2006, pp. 232 e 336.
GONZÁLEZ A. L., Filosofia di Dio, Edusc, Roma 2015 (ristampa della I edizione del 1988), pp. 259-261.
LEWIS C. S., Il cristianesimo così com’è, Adelphi, Milano 2011 (traduzione dell’opera del 1942-1944 e 1952), pp. 64-65.
MESSORI V., BRAMBILLA M., Qualche ragione per credere, Mondadori, Milano 1997, p. 177.
TOMMASO D'AQUINO, Somma contro i gentili, III, 71, 7 (traduzione dell'opera del 1259-1264).