Sono state formulate moltissime ipotesi circa la formazione dell'immagine (pittura, camera oscura, pirografo, bassorilievo strofinato, bassorilievo riscaldato, vaporografia, contatto, effetto corona ecc.) senza poter ancora giungere a risolvere l’enigma. Non si tratta di una pittura: senza contare le innumerevoli difficoltà che avrebbe dovuto affrontare un ipotetico pittore, come hanno messo in luce le analisi del XX secolo l'immagine, non presente sul rovescio del tessuto, non è dovuta a sostanze applicate sullo stesso ma al progressivo ingiallimento delle fibrille superficiali della stoffa, risultato di una disidratazione e ossidazione che penetra solo per 0,2 millesimi di mm (inoltre è possibile realizzare un'elaborazione tridimensionale dell'immagine poiché esiste una correlazione tra l'intensità della figura e la distanza telo-corpo); l’immagine non è neanche dovuta ad un meccanismo diffusivo (mancano tracce di decomposizione che giustifichino una reazione del lino) e nemmeno ad un meccanismo di contatto diretto (la figura è evidente anche nelle zone dove non poteva esserci contatto, come fra naso e guance). L’ipotesi attualmente più verosimile, sulla base di verifiche sperimentali operate da fisici dell’ENEA di Frascati, è quella di un meccanismo radiativo in senso lato: è come se l’immagine, che non presenta zone d’ombra, sia il risultato di un’esplosione di luce da ogni punto del cadavere avvolto nel telo.
La Teologia è come un albero dai molti rami. L'Apologetica o Teologia fondamentale, che studia la ragionevolezza della fede, ne costituisce il tronco. I brevi post del blog (circa 30 righe al massimo) sono come piccole "gemme" di questo albero: condivisione di sprazzi di bellezza incontrati andando alla ricerca, in compagnia, della verità.
Gemma #23: "speciale Sindone" puntata #2: la scienza. Un'immagine misteriosa
L’immagine della Sindone si comporta come un perfetto negativo fotografico: fu questa la straordinaria scoperta nel 1898 del primo fotografo della Sindone, l’avvocato astigiano Secondo Pia, poi confermata nel 1931; il negativo della fotografia risulta essere un positivo, in quanto negativo di un negativo: in tal modo l’immagine è molto più leggibile e chiara rispetto a quella originale impressa sul lino. Ricordava Pia: «Rinserrato nella mia camera oscura e assorto nel mio lavoro, provai un’emozione fortissima allorché, durante lo sviluppo, vidi apparire per la prima volta, sulla lastra, il Santo Viso, con tale chiarezza che ne rimasi stordito». E Paul Claudel, in una lettera del 1935, giunse ad affermare: «La scoperta fotografica della Sindone è così grande, così importante, che non esito a paragonarla a una seconda risurrezione. Più che un’immagine, è una presenza. È un negativo, come dire, una testimonianza nascosta, oserei dire un po’ come la Sacra Scrittura, in grado di rivelare un’evidenza».
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