Come introdotto nella Gemma #106 andiamo ora alla scoperta delle principali profezie messianiche. Partiamo da quelle che intravedono nel futuro segni di un'importanza addirittura mondiale del minuscolo Israele biblico, insignificante puntino in mezzo ai grandi imperi dell'Egitto, della Mesopotamia e poi di Alessandro Magno e di Roma. A tale marginalissimo popolo è promessa in diversi testi una benedizione capace di abbracciare nientemeno che tutti i popoli della terra.
Si considerino brani come i seguenti:
- in Gen 12,2-3 (il Pentateuco - entro cui si trova Genesi - è un'ampia raccolta di testi antichi con molteplici elaborazioni e redazione finale dopo la ricostruzione del Tempio, verso il IV secolo a. C.) Dio si rivolge così ad Abramo, il primo dei patriarchi: «Farò di te una grande nazione e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e possa tu essere una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò, e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra» (brani simili sono ad esempio Gen 15,5, ove si paragona il numero dei discendenti di Abramo a quello delle stelle del cielo, e Gen 22,18);
- più oltre, in Gen 28,14, Dio promette al nipote di Abramo, Giacobbe: «La tua discendenza sarà innumerevole come la polvere della terra; perciò ti espanderai a occidente e a oriente, a settentrione e a mezzogiorno. E si diranno benedette, in te e nella tua discendenza, tutte le famiglie della terra»;
- il profeta Michea (che scrive circa otto secoli prima della venuta di Gesù) afferma che Israele «sarà giudice fra molti popoli e arbitro fra genti potenti, fino alle più lontane» (4,3);
- il profeta Isaia (in un brano che risale al VI secolo a. C.) pone in bocca a Dio queste parole riferite al tempio di Gerusalemme: «la mia casa si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli» (56,7).
Le citazioni potrebbero continuare. Qui non ci interessa tanto il dibattito circa la storicità dei patriarchi e delle vicende narrate nel Pentateuco e negli altri testi biblici, quanto la promessa di cui il popolo di Israele si sente portatore, e da diversi secoli prima dell'era cristiana.
Scrive Vittorio Messori: «Ciò che ci importa (e che è innegabile) è l'inesplicabile megalomania di un popolo, debole e poco numeroso, che da sempre annuncia nel suo futuro un ruolo mondiale».
E ciò, a ben rifletterci, è cosa quantomeno curiosa...
Fonti:
BARBI A., La comunità cristiana negli Atti degli apostoli, in LÀCONI M. e coll., Vangeli sinottici e Atti degli apostoli, Elledici, Torino 2002 (II edizione), pp. 575-579.BOVATI P., “Così parla
il Signore”. Studi sul profetismo biblico, EDB, Bologna 2008, pp. 248-250.
OCÁRIZ F., MATEO-SECO L. F., RIESTRA J. A., Il mistero di Cristo.
Manuale di Cristologia, Edusc, Roma 2013 (traduzione dell'opera del 1991;
ristampa della I edizione del 2000), pp. 47-48.
SKA J. L., L'Antico Testamento spiegato a chi ne sa poco o niente, San Paolo, Cinisello Balsamo 2011, pp. 28-33.TANZELLA-NITTI G., La Rivelazione e la sua credibilità.
Percorso di Teologia fondamentale, Edusc, Roma 2016, p. 387.
