Gemma #105: ancora sulla misteriosa originalità d'Israele e del suo Dio


Nella Gemma #103 ci si interrogava sull'inspiegabile monoteismo dell'Israele biblico (in un mondo totalmente politeista) mentre nella Gemma #104 si prendeva in considerazione la sua elevatissima idea del divino (a fronte di uno sviluppo mediocre negli altri campi): ma la misteriosa originalità del popolo d'Israele e del suo Dio non si esaurisce qui. La Bibbia ci offre ulteriori curiosi elementi:
- una concezione "laica" del mondo: «L'insegnamento sul Dio d'Israele esordisce sin dalle prime parole della Scrittura» - scrive Vittorio Messori - «con un'autentica “propaganda ateistica” (H. Cox) rispetto almeno a ogni altra religione antica. Si separa subito, e nettamente, la natura da Dio; e, insieme, l'uomo è distinto dalla natura. Per ogni sistema religioso antico, l'uomo vive in una sorta di foresta incantata, dove antri e boschi pullulano di spiriti. Le rocce e le acque brulicano di dèmoni, propizi o malvagi. Tutta intera la realtà è satura di un magico potere». Accenniamo almeno, appunto, all'incipit. Il celebre brano di Gen 1,1-2,4 si ispira certo a cosmogonie pagane (ad esempio al poema babilonese Enuma elish) ma ne differisce sostanzialmente: ciò è evidente nella negazione del diffuso dualismo tra principio del Bene e principio del Male, nella creazione dal nulla, nella demitologizzazione degli astri e nella caratterizzazione dell'uomo come essere libero creato a immagine e somiglianza di Dio;
- una concezione lineare della storia: nota sempre Messori che con «il concetto di avvenire messianico, di cieli nuovi e di terre nuove, di un popolo in cammino verso nuove mete, il giudaismo si distacca ancora una volta di netto dalla cultura antica. […] Orientali, greci, romani, ignorano l'idea di progresso che è alla base della cultura moderna e che questa deve ad Israele. È il giudaismo soltanto che rigetta l'idea della storia come cerchio del quale l'uomo è prigioniero […]. La storia è invece per l'ebreo una freccia che tende verso la crescita e lo sviluppo»;
- costante fedeltà a Dio negli sviluppi del popolo: quando Israele da nomade diventa sedentario non vi è - come di norma - il passaggio da divinità della tribù a divinità agricole e della fecondità: Jahvè resta l'unico Dio del popolo. Similmente quando nasce la monarchia non sorgono dèi come personificazioni del potere regale: il regno è opera di Jahvè, che ne è al di sopra, non suo servitore. E ancora, questa granitica fede è in grado di sopravvivere alla disfatta del potere statale (basti pensare all'esilio a Babilonia). Nota il biblista André Wenin: «L'alleanza tra una divinità e un popolo che si ritiene le appartenga è un fenomeno tipico di Israele nell'antico Vicino Oriente [e un "vanto" ostentato dagli autori biblici stessi: si veda ad esempio Dt 4,32-34]. Se ne conosce un solo altro esempio, nel mondo sumero, a Lagash nel XXI sec.». Ancora: «Per i sacerdoti l'esilio è certamente la fine di un'alleanza, quella che Dio ha concluso con Israele al Sinai. Ma non tutto è finito: l'alleanza eterna […] che Dio ha stabilito in favore di Abramo rimane attuale e assicura alla discendenza del patriarca la benedizione; essa infatti dipende soltanto dalla fedeltà di Dio»;
- l'unico popolo ad aver superato il dissolvimento del mondo antico: «Israele è il solo popolo - nota sempre Messori - che abbia superato il dissolvimento del mondo antico, conservando intatta la sua identità. Dove sono assiri e babilonesi, etruschi e fenici, parti, macedoni e cartaginesi, gli stessi greci e i romani? Che ne è di quei popoli che pure sembravano avere, nella loro potenza, basi etniche e culturali ben più solide degli ebrei? […] L'antisemitismo […] nasce proprio dallo stupore e dall'ira per questo popolo che non si riesce a dissolvere negli altri, ad assimilare. […] la conversione era tanto rara che nell'Europa nordica medievale si poteva arrivare a promettere al rinnegato una baronia o una contea. I musulmani convertirono a milioni i cristiani e cancellarono la fede in Gesù da interi paesi ma non riuscirono a convertire gli ebrei». Questi irriducibili... ebrei.

Fonti:
MASPERO G., O’CALLAGHAN P., Creatore perché Padre. Introduzione all'ontologia del dono, Cantagalli, Siena 2012, pp. 19-27.
MESSORI V., Ipotesi su Gesù, SEI, Torino 1976, pp. 73-77.
PASCAL B., Pensieri e altri scritti (a cura di AULETTA G.), Mondadori, Milano 2018 (traduzione dell'opera del 1670), nn. 620 e 640.
WENIN A., Alleanza, in PENNA R., PEREGO G., RAVASI G. (a cura di), Temi Teologici della Bibbia, San Paolo, Cinisello Balsamo 2010, pp. 24-26 e 29.


Immagine:
Asterix, Obelix e Idefix sperduti nel deserto incontrano il popolo dei Medi - e molti altri popoli antichi - in una simpaticissima scena del fumetto "L'odissea di Asterix" di A. Uderzo (1981).