«Immaginate un gran numero di uomini in catene, e tutti condannati a morte; ogni giorno alcuni sono sgozzati sotto gli occhi degli altri; quelli che restano vedono la propria condizione in quella dei loro simili e […] attendono il loro turno»: queste parole di Blaise Pascal possono fungere da vivida esemplificazione del male fisico, culminante nella morte, che caratterizza la vita dell’uomo indipendentemente dalla propria volontà. Ma cosa si intende quando si parla di male fisico? Qual è, se così si può dire, la sua “essenza”? Se ne può dare una definizione?
Semplificando molto ecco la prima: la tradizione medievale ha riconosciuto che ci sono proprietà presenti infallibilmente in tutto ciò che esiste (dalla pianta all’animale all'uomo ecc.) e quindi "trascendenti" ogni divisione della realtà. Oltre all'essere si tratta, essenzialmente, di: unità, verità, bontà e bellezza. In pratica: ogni cosa che esiste è anche una, vera, buona e bella.
La seconda, sempre sintetizzando al massimo, richiede qualche parola in più. Secondo Aristotele ciò che esiste può essere ricondotto a quattro sensi dell'essere: 1) la sostanza (quest'uomo, questo cavallo, questa rosa) e gli accidenti che esistono nella sostanza (ad esempio qualità come il colore dei capelli, la lunghezza della criniera, il profumo dei fiori); 2) l'essere in potenza e in atto, spiegazione del cambiamento (divenire) di tutte le cose (ad esempio il bambino è un adulto in potenza); 3) l’essere come vero (o essere nella mente) e 4) l’accidentalità (o coincidenza). Concentriamo l'attenzione su questi ultimi due sensi dell'essere.
L'essere come vero: normalmente alle parole e ai concetti che usiamo corrispondono oggetti esistenti nella realtà (alla nostra idea di mela corrispondono le tante mele esistenti nel mondo): altre volte accade, invece, che nelle nostre facoltà (intelletto, memoria, vista ecc.) troviamo degli oggetti a cui in senso proprio non corrisponde qualcosa nel mondo reale. Si tratta dei cosiddetti enti di ragione: talvolta ad essi non può essere trovato un corrispettivo reale, come avviene per ciò che è impossibile e contraddittorio ma di cui si può parlare (ad esempio un cerchio quadrato) o come nel caso dei prodotti della fantasia e dei sogni (miraggi, allucinazioni, chimere, personaggi dei romanzi o dell’immaginario); altre volte agli enti di ragione corrisponde un oggetto nella realtà ma la mente lo coglie da una prospettiva particolare, aggiungendo qualcosa che in esso non c’è: è il caso di relazioni logiche, oggetti della matematica, negazioni e privazioni, come ad esempio la cecità. Ora - come notano i filosofi Lluís Clavell e Miguel Pérez de Laborda - certamente è possibile «dire che la cecità è nell’occhio o che ci sono scatole quadrate. Ma in verità né la cecità ha una realtà positiva (essa è solo assenza di vista) né si possono trovare scatole che siano perfettamente quadrate, e tanto meno si può trovare il quadrato. Allo stesso modo, l’essere un genere non è una proprietà dell’animale in quanto tale, ma solo in quanto pensato. Come si vede, le cose, in quanto pensate, hanno delle proprietà diverse dalle proprietà reali. Il fuoco pensato, ad esempio, non brucia». Degli enti di ragione si possono dire molte cose, altrimenti sarebbero impossibili le frasi circa oggetti inesistenti o le affermazioni false, cioè alle quali non corrisponde niente nella realtà. Ora, l'essere legato al nostro semplice attribuire qualcosa a un soggetto è detto essere come vero o essere nella mente (ecco perché Aristotele riconosce che «il vero ed il falso non sono nelle cose […], ma solo nel pensiero»).
Circa il quarto senso dell'essere, l’accidentalità o preferibilmente coincidenza, basti richiamare la definizione aristotelica di ente coincidentale: «ciò che appartiene ad una cosa e che può essere affermato con verità della cosa, ma non sempre né per lo più: per esempio, se uno scava una fossa per piantare un albero e trova un tesoro». Una coincidenza si verifica dunque quando il termine raggiunto da un’operazione è al di là dell’intenzione o della funzione dell’agente: fra la stessa e l’evento v’è un rapporto semplicemente casuale e non si dà un’unità reale, ma soltanto un’unità nel pensiero.
Puntata #1 del 18 novembre.
Prossima puntata #3 (di 12) il 24 novembre.
Fonti:
ARISTOTELE, Metafisica (a cura di REALE G.), Rusconi, Milano 1993, pp. 213 e 215 (V, 7, 1017 a 7 - b 9), 263 e 265 (V, 30, 1025 a 14 - 34), 273, 275, 277, 279, 281 e 283 (VI, 2, 1026 a 34 - 4, 1028 a 6), 513, 515, 517 e 519 (XI, 8, 1064 b 15 - 1065 b 4).
CLAVELL L., PÉREZ DE LABORDA M., Metafisica, Edusc, Roma 2006, pp. 26-28, 53, 61-72, 83-108, 123-137, 143-154, 173-197 e 229-237.
LLANO A., Filosofia della conoscenza, Edusc, Roma 2011 (II edizione riveduta e ampliata da ASCHERI V.), pp. 32-33 e 47-48.
PASCAL B., Pensieri e altri scritti (a cura di AULETTA G.), Mondadori, Milano 2018 (traduzione dell’opera del 1670), n. 199.
